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5 Aug 2017

I risultati dello studio “EPIC-Oxford” condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, mostrano che gli individui che seguono un regime alimentare vegano raggiungono un apporto minore di vitamina D (0.88μg/giorno), un valore che rappresenta circa ¼ dell’apporto di un regime alimentare di tipo onnivoro. Per un individuo che segue una dieta vegana, l’apporto di vitamina D è garantito dall’esposizione solare e dal consumo di prodotti alimentari fortificati. Coloro che vivono in Paesi dove non è contemplata la presenza di prodotti alimentari fortificati, devono prendere in considerazione l’utilizzo di un integratore a base di vitamina D. Tutto ciò diventa indispensabile per coloro che vivono ad alte latitudini, dove l’esposizione solare è inadeguata e insufficiente.
Un altro problema è che la vitamina D2, l’unica tipologia accettata dai vegani, è sostanzialmente meno disponibile della vitamina D3 che deriva dagli animali; alla luce di tali evidenze, negli individui vegani a lungo...

Le diete che non includono il consumo di pesce, uova o semi vegetali, generalmente sono carenti dell’apporto di acidi grassi a lunga catena della serie omega 3, ad esempio l’acido eicosapentaenoico (EPA; 20:5n−3) e docosaesaenoico (DHA; 22:6n−3), molto importanti per la salute cardiovascolare e per le funzioni cerebrali. L’acido α-linolenico (ALA; 18:3n−3) è un acido grasso della serie n-3 che deriva dalle piante e può essere convertito in EPA e DHA sebbene con una bassa efficienza. In confronto ai non vegetariani, i vegetariani e soprattutto i vegani, tendono ad avere concentrazioni ematiche di EPA e DHA minori. Tuttavia, i vegani possono ottenere DHA da supplementi a base di microalghe; mentre l’EPA può essere ottenuto dalla conversione di DHA nel corpo. L’olio che deriva dall’ alga bruna atlantica Kelp rappresenta un’ottima fonte di EPA, ma tale integratore è sconsigliato in caso di patologie della tiroide ed ipertensione. Al fine di rispettare l’intervallo di riferimento dei Larn p...

Sia i vegetariani che i vegani sono a rischio di carenze di Sali minerali (ferro, zinco, magnesio etc.) in quanto la loro dieta è ricca di fitati, componenti naturali dei cereali, dei semi e dei legumi, in grado di interferire con l’assorbimento dei minerali e di ridurne la biodisponibilità.
Il ferro è un componente essenziale di molte proteine tra cui l’emoglobina, la mioglobina e i citocromi ed è indispensabile per il trasporto e l’utilizzo dell’ossigeno.
Gli alimenti contengono il ferro in due diverse forme: ferro eme e ferro non eme, che presentano un diverso grado di assorbimento a livello intestinale. Il ferro eme, che costituisce circa il 40% del ferro in alimenti animali, è facilmente assorbito dall'organismo. Buone fonti alimentari di ferro non eme includono legumi, semi di girasole, uva passa e verdure a foglia verde; In genere i vegani sono più esposti rispetto ai vegetariani al rischio di carenza di ferro e di anemia,  quindi spesso si ritiene necessaria una supplementazion...

La vitamina B12 o cobalamina, si trova in natura principalmente in alimenti di origine animale, quindi un’alternativa per coloro che scelgono un regime alimentare privo di tali prodotti alimentari, può essere quella di selezionare ed includere nella dieta giornaliera, una varietà di alimenti fortificati con l’aggiunta di B12; nel nostro Paese, tali alimenti non sono presenti per cui, in genere, si preferisce l’assunzione di un integratore a base di vitamina B12. Studi in letteratura riportano che gli individui vegani, rispetto ai latto-ovo-vegetariani e gli onnivori, generalmente presentano livelli plasmatici più bassi di vitamina B12 e livelli più elevati di omocisteina, associati ad un maggior rischio di sviluppare patologie cardio vascolari e osteoporosi.

La vitamina B12 ha importantissime funzioni a livello delle cellule nervose e del sistema nervoso centrale, per la formazione dei globuli rossi e coadiuva la sintesi del DNA e dell’RNA;
Una carenza può portare a stanchezza, debolezz...

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