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​Uno degli errori più comuni che caratterizzano lo stile alimentare vegano è quello di sostituire gli alimenti di origine animale con tutta una serie di alimenti confezionati, che, inconsapevolmente, facilitano il fallimento di un tentativo di dieta salutare.
Infatti, gli alimenti trasformati forniscono uno scarso valore nutritivo e spesso sono ricchi di grassi insaturi idrogenati rientrando tra gli alimenti classificati come junk food in quanto il loro consumo comporta, come risultato finale, un aumento del senso di fame, un incremento del peso corporeo ed effetti a lungo termine, dannosi per la salute. Quindi è di fondamentale importanza leggere le etichette degli alimenti non solo per verificare l’esclusione di prodotti alimentari specificamente non-vegan, a partire dalla sugna fino all’estratto di cocciniglia (il colorante alimentare derivato dai corpi essiccati di coleotteri femminili) ma anche per essere sicuri delle proprietà nutrizionali dei prodotti alimentari che scegliamo....

Molti studi in letteratura riportano gli effetti vantaggiosi della dieta vegana sia in termini di prevenzione che di cura di numerose patologie croniche.
Secondo i dati che derivano dai criteri della World Health Organization and Food and Agriculture Organization (WHO/FAO) un regime alimentare che prevede un consumo più elevato di frutta e verdura è associato ad un minor rischio di patologie cardiovascolari.
Le diete vegane possono rivelarsi utili come terapia medica nutrizionale nel trattamento della condizione di sindrome metabolica, tra cui l'obesità, il diabete e il rischio cardiovascolare e possono conferire una protezione contro le condizioni infiammatorie, tra cui l'artrite reumatoide e alcune tipologie di cancro (colon rettale e prostata), e determinate patologie neurodegenerative. Probabilmente questo effetto preventivo e benefico sulla salute è dovuto alla riduzione dell’introito di alcuni macronutrienti, ad esempio acidi grassi saturi, correlati al rischio di patol...

5 Aug 2017

I risultati dello studio “EPIC-Oxford” condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, mostrano che gli individui che seguono un regime alimentare vegano raggiungono un apporto minore di vitamina D (0.88μg/giorno), un valore che rappresenta circa ¼ dell’apporto di un regime alimentare di tipo onnivoro. Per un individuo che segue una dieta vegana, l’apporto di vitamina D è garantito dall’esposizione solare e dal consumo di prodotti alimentari fortificati. Coloro che vivono in Paesi dove non è contemplata la presenza di prodotti alimentari fortificati, devono prendere in considerazione l’utilizzo di un integratore a base di vitamina D. Tutto ciò diventa indispensabile per coloro che vivono ad alte latitudini, dove l’esposizione solare è inadeguata e insufficiente.
Un altro problema è che la vitamina D2, l’unica tipologia accettata dai vegani, è sostanzialmente meno disponibile della vitamina D3 che deriva dagli animali; alla luce di tali evidenze, negli individui vegani a lungo...

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Turku in Finlandia, ha dimostrato che il consumo di prodotti alimentari a base di soia, quindi contenenti isoflavoni, durante l'infanzia e l'adolescenza protegge le donne dal rischio di sviluppare il cancro al seno nel corso della vita a differenza di un eccessivo consumo di prodotti caseari, nell’adolescenza, che è stato associato in età adulta, ad un maggiore rischio di sviluppare il cancro colon rettale. Inoltre i risultati di uno studio “Adventist Health Study” dimostrano che il consumo di latte di soia da parte dei vegani li protegge dal rischio di sviluppare il cancro alla prostata, laddove il consumo di prodotti caseari, in altri studi è associato ad un maggiore rischio di sviluppare il cancro alla prostata. Infine gli isoflavoni della soia sembrano avere effetti benefici sulla salute delle ossa nelle donne in menopausa.

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